Cosa vuol dire credere?

Questa è la domanda al centro de La fede degli altri, un progetto  nato per parlare di fede e di non fede, affrontando il tema della spiritualità attraverso interviste a credenti e non credenti, cristiani e di altre fedi.

C’è chi dice che la fede non sia necessaria, chi ci è cresciuto senza farci caso, chi l’ha scoperta da grande e chi è fiero di non credere. Alcuni pensano che l’esistenza sia un fatto ovvio, altri guardano alla vita come a un punto di domanda; qualcuno crede che una dimensione non basti, tanti scelgono di affidarsi alla fede senza rinunciare alla razionalità. Qualcuno attraverso la fede ha accettato la sofferenza, tanti altri hanno imparato a vivere nel “qui e ora”, senza paura.

Perché il titolo “la fede degli altri”?

La parola fede spesso fa paura: sembra voler segnare un confine, chi è dentro e chi è fuori, chi ce l’ha e chi no. Eppure, dopo tante riflessioni, ho deciso di tornare al primo titolo che avevo pensato.

Ho scelto di usare la parola “fede” perché credo sia qualcosa che, in modi diversi, riguarda tutti, anche chi la fede non ce l’ha e non la vuole avere, e perchè credo che questo termine racchiuda molti più significati di quelli dentro i quali troppe volte viene racchiuso.

Parlo di fede “degli altri” perché credo che le esperienze altrui possano essere molto utili per riconoscere ciò che ci appartiene e ciò che, invece, non ci riguarda. Quando si parla di temi tanto delicati come la fede, credo sia sia più facile definirsi leggendo quello che hanno sperimentato altre persone, e quindi stabilendo, da una distanza “di sicurezza” (dato che non siamo noi a parlare) cosa ci rispecchia e cosa no.

1 simbolo

La fede è diversa a seconda di chi la sperimenta. In un disegno, quello della homepage, ho riassunto questa idea. Che cos’è?

Può essere un diamante, una casa, una nave, uno scrigno, un origami, tutto quello che ciascun osservatore può vederci. Come nella fede.

 

9 aree tematiche

Ho suddiviso il simbolo in nove aree tematiche, i temi chiave di tutte le interviste: il mondo, il divino, la ricerca, i volti, l’unicità, le difficoltà, le emozioni, il mistero, le strutture. Ogni area si declina in alcune parole chiave relative al tema di riferimento.

 

55 interviste

Sono quelle che ho fatto (di persona) a giornalisti, scrittori, docenti, filosofi, monaci zen, sceneggiatori, sacerdoti, imprenditori, rabbini, artisti, suore, imam, impiegati, domandando loro cosa sia la fede. Tra gli intervistati ci sono i giornalisti Ezio Mauro, Domenico Quirico, Aldo Cazzullo e Francesco Antonioli, la teologa Simona Segoloni, i filosofi Stefano Semplici e Nicla Vassallo, la sociologa Chiara Saraceno, la conduttrice radiofonica Gabriella Caramore e gli scrittori Marco Missiroli, Luciana Capretti, Tiziano Fratus, Davide Longo e Paolo di Paolo. Tutti i nomi degli intervistati e i titoli dei pezzi alla pagina "Le voci".

 

80 parole chiave

Analizzando ciascuna intervista sono emerse delle parole chiave (tra le 6 e le 9 per testo) attorno alle quali ruota il discorso di ciascuna persona: silenzio, malattia, difficoltà, libertà, amore, incontro, vuoto, crisi, aldilà, per citarne alcune. Le parole chiave totali sono 80, ciascuna collegata ad una delle nove aree tematiche attorno alle quali si sviluppa il progetto.

80 citazioni

Per ogni parola chiave ho scelto una citazione tratta dal testo di un’intervista, per dare un esempio del valore e del significato di ciascuna parola.

 

205.156 caratteri

Sono i caratteri totali dei pezzi che ho scritto basandomi sulle 55 interviste. Nei testi scompaiono le domande dell’intervista e resta solo la voce di ciascuna persona, che racconta la sua visione della fede o della non fede. Ogni dialogo è stato registrato, scritto e poi trasformato in un pezzo narrativo: senza giudizio, cercando di rispecchiare quanto più possibile la visione di ciascun intervistato/a, con il/la quale ho concordato la versione finale del pezzo.

Nella pagina "Le interviste" sono riportati quattro esempi dei testi scritti.

Grazie a:

Questo progetto non sarebbe stato possibile senza la disponibilità dei 55 intervistati, che hanno scelto di condividere la loro visione della fede. 

Un grazie particolare va poi a Francesca Barbalace, Armando Buonaiuto, Alberto Sinigaglia,  Alessandro Furbatto, Maria Vittoria Ovidi, Padre Ottorino Vanzaghi e Lia Volpatti che in questi mesi mi hanno aiutata e supportata. 

Grazie, infine, ai 60 backers che hanno aderito alla campagna di crowdfunding.

© 2018 by Natalia Pazzaglia

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